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martedì 7 aprile 2015

92 anni in una bambola.

Ciao a tutte!

Questa sera vorrei raccontarvi una storia. 
Una storia particolare, come particolari sono i suoi protagonisti.

Mia zia è una meravigliosa signora di 92 anni.
Occhi azzurri e capelli bianchissimi spiccano sulla carnagione dorata.

La sua vita, non è stata facile. A sedici mesi, infatti, fu portata in collegio da suo padre, dopo la morte prematura della madre.
Li visse fino ai 18 anni, quando, una zia  di buon cuore, decise di prenderla in casa.

Mentre racconta, si perde nei particolari ed i suoi occhi brillano di ricordi, ma, nello stesso tempo, vengono offuscati dalla troppa tristezza.



Così, anche l'unica sua bambola, regalatagli da suo padre, ha lo sguardo mesto. Se ci pensiamo, le bambole, una volta, erano il ritratto della società.




A cavallo tra le due guerre, alla fine degli anni '20 non potevano che avere occhi tristi.
Questa, è appunto, l'unica bambola, l'unico gioco appartenuto ad una bimba che ora ha 92 anni.


Occhi azzurri, boccuccia semi aperta che fa intravvedere il primo dentino.

Quando la zia decise di regalarla a mia mamma, perché se ne prendesse cura, questa piccola meraviglia non aveva vestito. 

Così, con mamma, decidemmo di confezionarne uno.

Con il sangallo, facemmo un abitino lungo riuscendo a far uscire anche la cuffietta.
La ripulimmo tutta, cercando anche di restaurare il pagliericcio oramai rovinato.
Decidemmo così, di adagiarla sul comò della camera da letto matrimoniale, esattamente dentro un vecchio catino, trovato nella casa di campagna.

Stette li per un bel po' di tempo, finché...

Finché un bel giorno mio papà non arrivò a casa con una ventina di assi di legno. Legno, antico, che i segni del tempo avevano reso affascinante.

Non tardò così a venir fuori l'idea! 
La bambina non poteva stare lì, nel catino. Ci voleva quindi un oggetto particolare
Così mio papà cominciò a pensare ad una culla


Prese spunto dalle vecchie “Chinn-e” cioè le antiche culle a terra. 
Qui, nelle campagne liguri, ci sono un sacco di rappresentazioni delle chinn-e, appunto "culle a terra". 
Le madri infatti cullavano i propri pargoli con i piedi. Mentre cucivano, tessevano o ricamavano riuscivano infatti a ninnare i piccoli.

Così, la bravura e l'estro di mio padre, diedero vita ad un lavoro eccezionale.

La culla, la vecchia culla era pronta.

Ma a quel punto mancava qualche cosa.

Per una bambina preziosa, ci voleva una culla dipinta.


Ed ecco.

Cominciai dipingendo la base di giallo pastello e la feci asciugare. 
Scelsi poi, come tema dominante i fiori. Le camelie più precisamente. 
Ne spugnai i bordi esterni per rendere ancora più romantico il fiore.


Ed ecco il risultato. 

Spero di avervi emozionato con questa storia lunga 92 anni.
Spero che l'emozione vi abbia attraversato il cuore, così come attraversa il mio, ogni volta che la vita mi viene narrata dalla zia.


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